Le luminarie, i jingles pubblicitari, l’albero addobbato ed il presepe col bambinello: tutto questo fa Natale. Ma in molte famiglie non basta, il Natale è compiuto solo dopo la tombolata in soggiorno o ancora in sala da pranzo, sulla cui tavola durante il gioco si mangiavano i mandarini o le clementine con la buccia strappata in pezzetti che serviva a coprire i numeri sulle cartelle.

Nel Bingo e nella Tombola non si vince per l’abilità del giocatore ma per la sola fortuna della estrazione dei numeri e grazie a questa caratteristica a Natale possono partecipare anche i bambini che in altri giochi sarebbero inevitabilmente esclusi.

NUMERO 1 – L’ITALIA

Il buontempone, che dopo il primo numero grida ambo; il distratto, che chiede in continuazione notizie sulle uscite; il maldestro, che rovescia qualcosa sul tavolo e fa scappar via le bucce dei mandarini o i fagiuoli segnanumero. Ma soprattutto il dispensatore di pillole di saggezza, che commenta ogni estrazione con i simboli della smorfia.

E sulla smorfia l’Italia sale in cattedra, dalle Alpi alla Valle dei Templi. Diffusa in tutta la Penisola con le sue piccole locali peculiarità, le più famose sono la smorfia napoletana e la smorfia romana, le quali si contendono in modo animato e da sempre una curiosa particolarità: il morto che parla! A Napoli è il 48 (perché il 47 è solo ‘o muorto) mentre a Roma è il 47. Chi è intervenuto sull’argomento? Totò, il Principe de Curtis – autorevole perché napoletano dentro e romano di residenza – con il film del 1950 47 Morto che parla e tredici anni più tardi, in una scena da antologia degli Onorevoli, nuovamente gridando il 47 e ottenendo pronta risposta: «Morto che parla!».

E A VENEZIA?

Nell’Ottocento la tombola s’inquadrava nella cornice di una festosa manifestazione annuale in piazza San Marco; i numeri uscivano da una ruota di vetro, ogni volta annunciati da un suono di trombe. Allora tante popolane veneziane, tra una faccenda e l’altra, giocavano a tombola sulle tavole per il bucato.